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Viaggiare da solx (parte 1)

Aggiornamento: 19 set 2023

***Nota: in questo articolo utilizzo la parola “donna” e il femminile dal punto di vista grammaticale, ma, quando uso questi due strumenti linguistici, voglio includere ogni soggettività, persona, individuo che non si riconosca o non voglia riconoscersi nella limitata, inutile e violenta dicotomia di genere femminile/maschile. Per questo motivo, al posto del suffisso finale di parola, troverete la "x" come forma neutra e inclusiva.

Ho 29 anni e ho viaggiato spesso da sola. Prima di ogni arrivo sento l’adrenalina salire e non vedo l’ora di scendere dall’aereo, dal treno o dalla nave, ma allo stesso tempo mi assale la paura di lasciare la mia comfort zone ed essere in balia degli eventi e delle persone che incontrerò. Viaggiare da solx ti fa sentire e ti rende più vulnerabile, sei solo tu e il mondo che ti circonda, nuovo e pieno di stimoli che ti trasporteranno da un’esperienza all’altra in maniera così fluida e sorprendente che non ci si può credere. Viaggiare da solx è conoscersi, imparare a rispettare quello che sei, intessere nuove relazioni, ramificare e approfondire i tuoi interessi e restituirti la possibilità di scegliere e reinventarti.

Il risveglio dopo una notte passata nella foresta Amazzonica

Si dicono e sentono tante cose e opinioni sulle donne che viaggiano da sole, e spesso non siamo noi a parlare, ma i nostri genitori, i nostri compagni, gli amici, gli “esperti”, le agenzie di viaggio, le pubblicità, le guide turistiche, italiani che parlano della sicurezza degli altri paesi e non sanno che il loro vicino picchia la moglie, o che disprezzano la violenza del Messico, ma sappiamo che le nuvole grigie cadono anche sulle strade di Milano. Credo che se vogliamo sapere qualcosa, dobbiamo ascoltare sempre e solo le dirette interessate. Per sapere se e com’è possibile viaggiare da sole, ascoltiamoci tra di noi, perché nessun altro lo può sapere. Possono i maschi parlare di dolori mestruali e di sbalzi ormonali? Non credo. Possono i bianchi dire come si sente una persona razzializzata? Non credo. Possono le persone etero parlare a nome di un movimento contro l’omofobia? Non credo. Possono gli uomini parlare a nome delle donne? Dirci “ma si tranquilla, non ti preoccupare, io non ho avuto problemi” oppure “no assolutamente, meglio che da sola non ci vai, già per me è stata dura”? No, le donne parlano per se stesse.


Ci hanno trasmesso la convinzione che esistano paesi “poco civilizzati”, e io mi sono sempre domandata quale fosse il senso di questa frase. Ogni popolo ha una propria civiltà, una propria cultura, diversa da quella degli altri, e allora come possiamo parlare di più o meno civilizzati. In base a cosa? Qual è il nostro metro di paragone? Quello che so è che nei paesi, come dicono, civilizzati, le donne sono stuprate, molestate, trattate come se valessero meno o niente…quindi quale tipo di civiltà dovrebbe essere l’indice per capire se un paese è sicuro per una donna o meno?

Io vorrei raccontare e condividere quello che so, quella che fino a ora è stata la mia esperienza, arricchita da storie di persone che ho incontrato e conosciuto, ragazze giovanissime e donne adulte. Tante sarebbero le avventure da raccontare e scrivere in un diario collettivo dove raccogliere tutte quelle versioni di noi in viaggio, i racconti e gli eventi che si sono presentati sulle nostre strade, in modo da poter avere un luogo dove trovare risposte, consigli, conforto e incoraggiamento. Provano a spaventarci, a dirci che viaggiare da solx non fa per noi, che non saremmo in grado di difenderci, che siamo mattx, che ci può accadere di tutto…ed è vero, là fuori è spaventoso e pieno di pericoli, ma bisogna invertire la rotta e il modo per riuscire a farlo esiste, insieme. Possiamo contare su altre donne, persone trans e non binarie che sono pronte a sostenerci e accoglierci, a darci la loro versione dei fatti, ad accompagnarci nelle nostre scelte. Il mondo è anche nostro, riprendiamocelo.

Huelga del 8 de Marzo, 2020, Bogotá.

Avevo 20 anni e vivevo a Londa, ero così tranquilla, pensavo non mi potesse succedere nulla, a volte correvo dalla fermata del bus fino al portone di casa, ma non realizzavo quanti rischi ci potessero essere. Ora mi stupisco di non avere avuto paura e di non averci dato così tanto peso, e penso a quante ragazze come me dovevano essere per le strade buie di Londra tornando a casa in quartieri anche più pericolosi di quello dove stavo io. L’estate dopo fui aggredita a Genova, nella mia città. Mi ricordo che quella sera un mio amico mi aveva chiesto se volevo essere accompagnata a casa, gli dissi di no. E questo, nei giorni dopo, mi fece riflettere…la nostra sicurezza deve essere legata alla presenza di un accompagnatore uomo? Io voglio poter camminare per strada da sola, anche di notte, vestirmi come voglio, e non stare sempre in allerta. Sapere di non essere sole e pensarsi come una collettività è la vera potenza che dobbiamo sapere di avere, che non camminiamo mai sole se in giro ci sono le nostre amiche e sorelle, se dalle case si affacciano altre donne, se puoi chiamare un’amicx e poterti fidare.


Le esperienze all’estero da sola mi hanno insegnato tanto, vivere lontano da casa durante gli studi è una grande palestra di vita e un immenso serbatoio di conoscenze per tutto il mondo, su cui potrai contare quando viaggerai. Impari a muoverti in un luogo diverso, linguisticamente e culturalmente, e impari a conoscerlo anche nei suoi pericoli. A Murcia, in erasmus, mi hanno seguita e molestata, era un gruppo di ragazzi, ho urlato loro di tutto e mi sono liberata. È successo in un quartiere “tranquillo”…le molestie, gli abusi sessuali e le violenze contro donne e soggettività LGBTQUIA+ esistono davvero ovunque, in ogni paese del mondo e in ogni quartiere.


Le diversità tra le persone, le loro culture e la loro posizione sociale sono molto più profonde e complesse di quelle che ci vengono raccontate, e sono legate indissolubilmente al tipo di vita e dignità a cui gli individui hanno accesso. È ovvio che a maggiore povertà e disagio sociale corrisponda maggiore criminalità, insicurezza e vulnerabilità, ma abbiamo imparato che l’aggressore, lo stupratore, il molestatore non è malato, ma un figlio sano del sistema patriarcale, della sopraffazione dell’"uomo" sulle "donne". Per strada mi guardano e mi molestano verbalmente, ma non mi sento meglio quando un professore in giacca e cravatta mi tratta come una signora e poi mi invita a uscire con lui, sfruttando la sua posizione di potere. So per certo che il maschilismo, la violenza verbale e fisica e quindi anche la così chiamata “inciviltà” non abbiano né bandiere, né nazionalità, né classe sociale, ma che siano radicati in tutte e in tutti gli strati delle società umane, tranne alcune esperienze bellissime che sono emerse dalla lotta resistente delle donne, come la rivoluzione delle combattenti curde, che ci insegnano a ricostruire una società.

In viaggio, bisogna stare attentx ed evitare assolutamente di essere spavaldx, non bisogna negare i pericoli, ma saperli gestire. Altre donne e altre persone ci vivono, quindi dovremmo essere in grado di viverci anche noi, immagino, o almeno provare sulla nostra pelle com’è vivere in un luogo che può essere più ostile di quello al quale siamo abituatx. Nasciamo in luoghi, città e paesi molto diversi e non lo abbiamo deciso noi. Ci sono ragazze che nascono sotto le bombe, che lavorano da quando hanno 5 anni, che sono state sfruttate e abusate sempre, che l’unico viaggio che possono immaginare è quello per scappare o migliorare la propria vita.


Viaggiare da solx è soprattutto un momento per te, per capire meglio come sei, per spiccare il volo e avventurarti come non hai mai fatto, buttarti in situazioni che non sapevi neanche esistessero o che ti sarebbero piaciute ma non hai mai avuto modo di viverle, riflettere, ascoltarti, seguire il tuo istinto, non dover pesare ogni decisione come un macigno, ma provare a vivere con più leggerezza, per un po’, e conoscere altre realtà, altri modi di vivere.

Viaggiare da solx è rendersi conto di come gira il mondo, è sorprendersi continuamente di come ci si riesca ad adattare a tutto, di come si possa vivere anche in altri modi, è meravigliarsi di trovare una persona e sentirsi così velocemente legatx e connessx, è sentirsi così liberx che ti esplode il cuore di felicità e desiderio. È anche disperarsi e imparare a superare dei momenti difficili e pesanti, è essere lontanx da casa e da tutto quello che ci fa sentire a nostro agio, nella nostra comfort zone. Sei solo tu e il nuovo, allunghi una mano e provi a toccarlo, vedere se ti piace, se ti fa stare bene. Viaggiare è risolvere i problemi da solx, imparare a cavartela senza nessunx, ma allo stesso è sentirsi parte di un gruppo di persone nonostante tu le conosca da poche ore, perché in viaggio si condivide molto di più, si entra in confidenza e si vain profondità in poco tempo, ci si guarda e ci si affida l’unx all’altrx.

Viaggiare da solx è anche una grandissima responsabilità, devi continuamente stare attentx e sapere dove e con chi sei (e magari comunicarlo a qualcunx), non puoi mai perdere completamente il controllo, a meno che tu non sia con una persona, anche conosciuta in viaggio, di cui ti fidi molto e con cui vi siete dette di guardarvi le spalle reciprocamente. Questa è la potenza di viaggiare da solx: ovunque andrai, incontrerai una persona, a un certo punto, con cui ti sentirai particolarmente legatx e con cui inizierete ad aiutarvi e a sostenervi, e quella, o più persone, ti accompagnerà, in presenza o meno, durante il tuo viaggio, ti chiederà dove sei e come stai e si preoccuperà per te. Saprete di non essere solx e che c’è qualcunx meno lontano rispetto alle vostre famiglie e amicx che si prende cura di voi. E questa è la lezione più importante del viaggiare da solx, sapersi fidare e imparare a guardare le spalle a qualcunx.

Le donne in lotta scrivono la storia, 8 de Marzo, Bogotá

Infine, un aspetto molto importante, per la mia esperienza, è essere diventata una compagna, perché si crea subito, o meglio esiste già, un legame tra persone che fanno attivismo, che frequentano spazi sociali e aree politiche simili, sebbene in città e paesi diversi, e si crea un rapporto di fiducia quasi immediato…ci si fida perché si conosce spesso il luogo di provenienza di quella persona, o semplicemente perché c’è un terreno comune di lotta e consapevolezza che fa sentire le persone più vicine, c’è una memoria e un’esperienza collettiva. Se poi sei anche transfemminista, allora puoi stare ancora più serenx, perché le sorelle transfemministx sono dappertutto e non lasciano nessunx indietro. Siamo unitx in una rete che non vede frontiere, con un sentimento di sorellanza che prescinde dal conoscersi di persona o meno. Nel mio ultimo viaggio, in Colombia, sono stata a Bogotá e ho partecipato allo sciopero dell’8 marzo. Non mi sono mai sentita così al sicuro, nonostante fossi da sola, c’è stata una cura collettiva che mi ha fatto sentire davvero parte di qualcosa, e se mi fosse successo qualcosa, sapevo di poter contare su di loro. Essere transfemminista significa non rimanere mai da solx e lottare perché tutt* siano liber*.


segue...............


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