Centro Italia: Storia di un viaggio lento e on the road, Agosto 2020 (Parte 1)

Benessere....sinonimo di dolcezza, energia, salute, piacevolezza, serenità, tranquillità, euforia e prosperità.

Cos’è il benessere se non scambiare saperi e conoscenze con altre persone, aiutarsi a vicenda, capirsi, vivere con lo stretto necessario, senza rinunciare ai propri desideri, sentirsi liberx, prendersi il proprio spazio e riempirlo di quello che crediamo sia bello e importante, immaginare le cose che ci appassionano e condividerle con chi abbiamo il piacere di incontrare o invitare a viaggiare con noi?


Viaggiare lentamente significa creare fluidità e tempi lenti, affinché le scelte siano frutto del desiderio e mai appesantite da ritmi e decisioni che non ci appartengono, soddisfare i propri bisogni e non consumare tempo, soldi e luoghi in modo sproporzionato rispetto a quello che ci serve. Incontrarsi e stare insieme vuol dire anche rispettare quello che l’altrx desidera o di cui ha bisogno. Si riesce a stare bene insieme se lo spazio condiviso è rispettato, se nessuno s’impone sull’altrx o lx mortifica per le sue scelte, il suo modo di vivere e di godersi la vita.

Parte 1.

Il rumore dell’acqua si fa sempre più potente, arriviamo davanti a delle pozze di colore grigio scuro, scorgiamo delle persone a mollo che si godono il tepore dell’acqua termale durante una serata piuttosto fredda e grigia...ci mettiamo dentro l’acqua pure noi, gli unici rumori sono quelli del bosco, accanto a noi una colata di calcare su una roccia che prende il nome di Balena Bianca...comincia a piovere, corriamo a ripararci perché abbiamo diverse cose che si bagnerebbero irrimediabilmente...ci procuriamo la cena e ci accampiamo ai bordi di una strada nel verde per rifugiarci in macchina. L’atmosfera è suggestiva e rilassante.


Il mio viaggio inizia con un giro in Toscana, tra la eno-gastronomia del Chianti e le pozze d’acqua termale di Bagno Vignoni e dei Bagni San Filippo...sono in compagnia di P., che dopo pochi giorni lascio per proseguire da sola, quando un’amica mi chiama e mi dice che sta andando con un gruppo di amicx a campeggiare in riva a un lago...


Il fuoco è acceso, mi accolgono quattro braccia aperte che mi avvolgono e coccolano in riva al lago, illuminato dalle luci soffuse e calde del tramonto. La felicità di rivedersi dopo mesi, di ritrovarsi in un luogo naturale, semplice, splendido, armonioso, tranquillo. Questo momento mi rende euforica...appoggio tutte le mie cose, mi arriva un bicchiere di vino in mano, mi siedo su un tronco, guardo l’orizzonte e i volti delle mie amiche e poi insieme ci spogliamo e ci buttiamo in acqua.

T., il pescatore di Martignano, ci regala un sacco di pesce, lo invitiamo a cena. Fa il netturbino e il resto del suo tempo lo dedica alla pesca e al suo cane. È generoso, difende la sua terra e non si nasconde davanti a chi prova a togliergli quello che ha, ai bulli e a chi vuole sopraffarlo. Lui è sincero e coraggioso.


Intorno al lago c’è vita, diversi gruppi di persone che si rifugiano lì per qualche giorno, suonano, cantano, ballano, mangiano insieme, si scambiano risorse, parole e momenti di grande sintonia. Ognunx porta nel cerchio quello che ha, ma soprattutto quello che è.

Un bucato nel lago, una doccia con sapone 100% vegetale, una bella colazione con i cornetti della mitica pasticceria di Anguillara, che T. ci porta all’alba, e si riparte, dopo aver salutato tuttx lx nuovx amicx. Facciamo una tappa in Umbria, al lago di Narni, dove si trova un’acqua cristallina nonostante lo scarico della centrale idroelettrica. I frangionda diventano dei solarium e questo luogo si popola di gente che serenamente viene a farsi una giornata al lago, mangiando i panini tipici umbri al chiosco “La Misticanza” che si dichiara eco-sostenibile.


R. decide di continuare un pezzo di viaggio con me. Partiamo alla volta delle cascate delle Marmore, ci accampiamo in un parcheggio al lato di un parco pieno di verde e alberi altissimi. Dopo alcune belle camminate vicino alle cascate, ci coglie una tempesta che ci spinge a ripararci al bar “La fame nera” dove conosciamo M. che ci consegna la sua storia: ha lasciato casa e marito a Gran Canaria ed è tornata in Italia per ripartire da sé, per riprendersi tutto quello che lui le ha tolto, per essere se stessa e divertirsi, ha voglia di rivalsa e di essere autonoma e determinante nella propria storia di emancipazione e libertà.

Finita la tempesta, ci rendiamo conto che ci serve una fonte d’acqua per lavarci e lavare le stoviglie e i vestiti ormai in viaggio da un po’, quindi seguiamo le indicazioni per il lago di Piediluco, troviamo parcheggio e costruiamo il nostro accampamento, accanto alla spiaggia del Velino, l’atmosfera è bellissima, l’acqua lucente e le nuvole ancora un po’ grigie, ma tagliate da raggi di sole che piano piano si riappropriano del loro spazio.


Passeggiamo per il borgo deserto, troviamo una trattoria, mangiamo e chiacchieriamo intensamente...le persone amiche hanno bisogno di tempo per stare insieme, raccontarsi e confrontarsi. Conosciamo N., che dopo aver scoperto questo posto ci si è trasferito e ci invita a tornare per vivercelo ancora di più.


Partiamo verso l’Abruzzo e il parco nazionale del Gran Sasso...ci accampiamo sotto a Campo Imperatore, vicino a una pozza di abbeveraggio degli animali liberi che vagano in giro, e ci innamoriamo subito dell’aria, della freschezza e della bellezza della luce che si intromette fra le montagne creando dei coni luminosi spettacolari. Arriviamo senza piani né aspettative, ci arrivano dei buoni consigli dalle persone con cui chiacchieriamo e poi ci godiamo una pasta alla puttanesca prima di ripararci in macchina da freddo e umidità. Le sensazioni sono totali, siamo felici ed emozionate, R. è la prima volta che si ritrova a fare esperienze di questo tipo ed è così bello guardare la sorpresa e la contentezza nei suoi occhi e poterlo condividere.

La scalata si fa sempre più impegnativa, il fiato si accorcia, scherziamo con altre persone che si muovono e cercano la meraviglia, arrampicandosi vertiginosamente a quattro zampe sui sassi. Arrivate in vetta, respiriamo e tiriamo fuori il nostro contenitore con il pranzo, fagioli e cipolle che sprigionano un odore così intenso che ci fa stringere amicizia con W. e L.. Riscendiamo a valle insieme, scherzando e raccontandoci la vita, mentre W. prende per mano R. nei momenti più scoscesi.

La giornata non può che finire con una grande mangiata di arrosticini al Ristoro Mucciante, un’area aperta, senza alberi, dove si affollano tende e camper a campeggiare e godersi un pranzo in compagnia. L’atmosfera è magica, noi apriamo l’ombrellone, stappiamo un bel Montepulciano e spalmiamo crema di pecorino sul pane caldo. I nostri volti rossi, inebriati e riscaldati dalla fatica della camminata e dal troppo sole si riempiono di risate, di bontà e di felicità per quella giornata così assurdamente bella, della soddisfazione, di quell’incontro fortuito e interessante. Questo viaggio si segna definitivamente di una fluidità quasi magica.


Cala la sera, c’è bisogno d’acqua, scopriamo che lì vicino si trova una vecchia fonte alle cui spalle si sviluppa un grande bosco dove accamparsi. Ci facciamo una doccia nudi dietro ai tronchi dell’albero con le taniche piene d’acqua ghiacciata e ci riscaldiamo davanti al fuoco acceso da un gruppo di ragazzx giovani.


Ripartiamo per Pescara, R. Prende un treno per tornare a Napoli. Se non ci fosse stata lei, sarebbe stato tutto molto diverso. I nostri modi di vivere e viaggiare si sono incontrati e riequilibrati con una grande flessibilità e morbidezza da parte di entrambe.


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