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Tra (privil)agio e (terre)moto

Per raccontarci e condividere questa QUEERantena: https://cagnesciolte.noblogs.org/diario-di-una-queerantena/


Ho iniziato la quarantena solo una decina di giorni fa. Ero partita da un mese e mezzo per un viaggio che doveva durare tra i 2 e i 3 anni, uno di quei viaggi per i quali non si programmano molte cose ma si spera di poter ricavare qualcosa di buono, connettersi con se stesse, capire quali desideri e passioni ci spingono a fare e a essere, creare ponti con le realtà di altre terre, conoscere altre vite e movimenti.


Sono partita da una condizione di privilegio, economico e sociale, la stessa che mi ha permesso di tornare appena la situazione è iniziata a precipitare. Rimanere in Colombia non mi sembrava la cosa da fare...mi ha colto un senso di responsabilità verso i miei genitori, la mia famiglia spezzettata, e la mia famiglia scelta, compagnx, amichx e le mille zie con cui cresci nella tua città.


Rimanere là avrebbe anche voluto dire, nel caso di contagio, farsi curare da un sistema sanitario a pezzi, privatizzato, per il quale molte persone non hanno copertura (ho conosciuto una compagna che è ora a casa con la febbre a Bogotà da settimane ma non può andare in ospedale perché non la visiterebbero), e io, con la mia assicurazione di viaggio sarei stata invece seguita sovraccaricando un sistema che non esiste per chi ci abita.


Sono in quarantena totale (aspettando la fine delle due settimane): e chi si lamenta, sto in una casa bellissima di un'amica di mamma, sola, bella, luminosa, spaziosa, leggo, ascolto musica, scrivo, guardo film, cucino e mangio.


Poi una mattina mi ha colto un momento di confusione assoluta: ma mo che faccio dopo? le grandi decisioni che dovevano prendersi spazio tra due anni, mi si ripresentano ora, ci risiamo...dopo uno sconforto e ansia durato 2 giorni, ho ripreso le idee e le ho riordinate un po', riazzerando un po' tutto e ripartendo dalle cose semplici che ho scoperto piacermi molto in viaggio...fotografare le persone e scrivere le loro storie.


L'attesa di ripartire, il tentativo di mettere le idee in armonia ed essere creativa, ma anche un po' di ricerche per il lavoro: la terza fascia, il concorsone...per ora progetti al vento. Ecco perché il titolo, un equilibrio tra uno stato immobile di (privil)agio e una possibile nuova spinta a mettere, durante questa quarantena, il corpo in (terre)MOTO.


In questo momento mi sento molto privilegiata e molto impotente, proverò a rendermi utile: quando torno dai miei, tra 3 giorni, contatterò i vicini del palazzo e vedrò che posso fare, la spesa, una chiacchiera, un abbraccio, dei racconti, stampare libri e articoli dal web per i più anziani...per il resto, ancora non ho fatto assemblee in videochiamata. Ero partita prendendomi una pausa anche da quello e ora l'idea mi angoscia un po', ma il senso collettivo di cavare qualcosa di buono da questa situazione mi punge ogni giorno. Per ora non me la sento, e allora riparto da interviste e scritti transfemministi che non ho mai letto, pigrizia e ignoranza mia.

E stamattina ho letto varie poesie di Audre Lorde e ho pianto. Ne condivido una che ho inviato stamattina a un'amica luchadora in Sud Africa per il suo compleanno!

Un abbraccio a tuttx, buona giornata...e GRAZIE !


LITANIA PER LA SOPRAVVIVENZA


Per quelle di noi che vivono sul margine Ritte sull’orlo costante della decisione Cruciali e sole Per quelle di noi che non possono lasciarsi andare Al sogno passeggero della scelta Che amano sulle soglie mentre vanno e vengono Nelle ore fra un’alba e l’altra Guardando dentro e fuori E prima o poi allo stesso tempo Cercando un adesso che dia vita A futuri Come pane nelle bocche dei nostri figli Perché i loro sogni non riflettano La fine dei nostri

Per quelle di noi Che sono state marchiate dalla paura Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti Imparando ad aver paura con il latte di nostra madre Perché con questa arma Questa illusione di poter essere al sicuro Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci Per noi tutte Questo istante e questo trionfo Non era previsto che noi sopravvivessimo

E quando il sole sorge abbiamo paura Che forse non resterà Quando il sole tramonta abbiamo paura Che forse non si alzerà domattina Quando abbiamo la pancia piena abbiamo paura Dell’indigestione Quando abbiamo la pancia vuota abbiamo paura Di non poter mai più mangiare Quando siamo amate abbiamo paura Che l’amore svanirà Quando siamo sole abbiamo paura Che l’amore non tornerà E quando parliamo abbiamo paura Che le nostre parole non verranno udite O ben accolte Ma quando stiamo zitte Anche allora abbiamo paura

Perciò è meglio parlare Ricordando Che non era previsto che noi sopravvivessimo


(Audre Lorde, 1978

trad. Margherita Giacobino)

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