top of page

8 MARZO DI LOTTA, BOGOTÁ (English version below)

Aggiornamento: 19 set 2023



La marcia dell’8M a Bogotà, in Colombia, è stata potentissima, il grido dell’8 marzo è risuonato per tutte le vie e i diversi quartieri della città, dai più moderni ai più popolari, fino ad arrivare al Parque Olaya, nella zona sud della città, dove più marce, collettive e batucadas callejeras si sono incontrate creando uno spazio, costruito per quella giornata, libero e autodeterminato, il Gran bazar popular de las mujeres trabajadoras. Il quartiere è stato scelto dopo un lungo percorso durante l’anno di attività e iniziative nelle parti più periferiche, distanti e socialmente svantaggiate della capitale. La cura e la sorellanza hanno circondato e protetto quello spazio rilanciando un’allerta femminista di lotta, eccheggiante per tutta America Latina e il mondo intero.


Il grido più fortemente ripetuto durante la giornata è stato “Hay que abortar este sistema patriarcal” (bisogna abortire questo sistema patriarcale), che riassume bene le rivendicazioni più potenti che sono uscite durante lo sciopero:


- l’aborto libero, sicuro e gratuito (che in colombia è legale solo in caso di rischio per la madre, malformazione del feto o in caso di stupro),

- gli abusi sessuali quotidiani sui trasporti pubblici, sui luoghi di lavoro, per le strade e in casa,

- i continui stupri di 55 bambine in media al giorno,

- i femminicidi,

- la violenza ambientale nelle terre delle comunità indigene, lo sfruttamento di corpi e territori nelle terre violentemente e abusivamente industrializzate invisibilizzando, reprimendo e sterminando interi popoli e comunità,

- l’omicidio di moltissime lideresas sociali. Si stima che dalla firma degli accordi di pace tra il governo e le FARC, alla fine del 2016, più di 500 lidereresas e liders sociali siano stati uccis*. L’ultima di cui siamo a conoscenza si chiamava Carlota Isabel Salinas e lottava per i diritti delle donne nel conflitto armato e stava distribuendo cibo e assistenza alle donne nei quartieri più abbandonati durante questa pandemia. E' stata uccisa in casa sua il 26 marzo 2020.


L’hashtag utilizzato dal cordinamento dell’8M è stato #somosunrostrocolectivo (siamo un volto collettivo): un messaggio potente portato avanti dal movimento femminista autogestito a Bogotà e si spera che possa estendersi per tutta la Colombia. Un lavoro unito di donne e soggettività diverse tra loro accomunat* dell’oppressione che ci attraversa nelle nostre vite, nei nostri corpi, territori, solo per il fatto di essere o scegliere di essere donne o come esserlo, che ci fa andare avanti per mano, senza bisogno di protagonismi e individualismi, manifestando una voce comune contro quest’oppressione e che per il fatto di essere collettiva, è potente e trasformatrice.

In quella giornata, los tombos, la polizia, avevano avuto l’ordine di non intervenire e di non rispondere, volendo far credere che le forze dell’ordine si schierano contro il machismo. Le sorelle ne hanno approfittato per scrivere su caserme, stazioni di polizia e dell’esercito la verità, ovvero che la polizia non ci tutela, ci violenta. “Los tombos son violadores, los tombos no me cuidan, a mi me cuidan mi amigas” (i guardi sono stupratori, i guardi non mi proteggono, a me proteggono le mie compagne). Nonostante l'assurdità del momento, scrivergli in faccia stupratore senza che potessero reagire è stato potente. Questa ipocrisia violenta delle forze del (di)sordine si è rivelata pochi giorni dopo, quando è iniziata la quarantena…quando un poliziotto, nella località di Bosa, vicino a Bogotá, ha stuprato un'altra donna.


Negli interventi dal palco è stata ricordata l’iniziativa della mattina davanti al carcere femminile, in solidarietà con le sorelle reclus*; è stato detto che le persone trans e le lavoratrici del sesso fanno parte del movimento e che l’unico femminismo possibile è il transfemminismo ed è stata ribadita anche l’autonomia da ogni forma di partito politico.


I volti e la potenza delle loro voci, della loro rabbia, la "digna rabia", la forza con cui gridavano assassini, i petti scoperti, liberi e coraggiosi, la sorellanza che emergeva da ogni gesto, l'attenzione e la cura reciproca, la determinazione di riuscire a estirpare la violenza machista e patriarcale, l'assalto alle chiese, alla polizia, la rivendicazione di lotte e diritti comuni, la resistenza contro uno stato che uccide, rapisce e massacra, che schiaccia, che abbandona e la consapevolezza che "el patriarcato se va a caer".


Contemporaneamente a Cartagena de Indias altre migliaia di donne hanno marciato e protestato, e nel resto del paese, anche a Medellin, Cali, Barranquilla, Manizales e Bucaramanga sono stati indetti scioperi e cortei.

Intanto, a Bogotà, hanno avuto luogo altre iniziative e attività organizzate dalla giunta dalla nuova sindaca, una donna, Claudia Lopez, lesbica, da cui ci si aspettano molti sviluppi sociali a tutela, visibilità e potenziamento della comunità lgtbquia+, ma che in realtà non si sono ancora né portati avanti né nominati.

Penso che essere stata lì abbia significato molto per me e per tutt* noi, essere insieme alle compagn* colombian* e latino american* ci ha fatto sentire parte di qualcosa che non conosce assolutamente frontiere, una potenza che, in un’ottica transnazionale che stiamo portando avanti, non si fermerà davanti a questa continua crisi e violenza globale e che l’unica cosa che conta è prenderci cura le une delle altre unite dalla lotta e da quello in cui crediamo, senza fermarci, abbattendo il patriarcato, la violenza di genere come componente feroce radicata nel sistema politico, sociale, economico e sanitario di tutti i paesi, il nazionalismo violento, l'abuso della chiesa e il sistema capitalista neoliberale.


“Si no vuelvo, quémalo todo”

(Se non torno, brucia tutto)




//


8M march in Bogota, Colombia, was very powerful, the cry of March 8 rang through all the streets and different neighborhoods of the city, from the most modern to the most popular, up to Parque Olaya, in the southern area of the city, where several marches, collectives and batucadas callejeras met, creating a space built for that day, free and self-determined, the Gran bazar popular de las mujeres trabajadoras. The neighborhood was chosen after a year lasting work of activities and initiatives in the most peripheral, distant and socially disadvantaged parts of the capital. Care and sisterhood have surrounded and protected that space by relaunching a feminist struggle alert, echoing throughout Latin America.

The loudest repeated cry during the day was "Hay que abortar este patriarcal system" (we must abort this patriarchal system), which sums up well the most powerful claims that came out during the strike:

- free and safe abortion (which in colombia is legal only in case of risk for the mother, malformation of the fetus or in case of rape), - daily sexual abuse on public transport, on the workplace, on the streets and at home, - the continuous rapes of 55 girls on average per day, - feminicides,

- environmental violence in the lands of indigenous communities, the exploitation of bodies and territories in lands that are violently and abusively industrialized by making invisible, repressing and exterminating entire populations and communities, - the murder of many social lideresas. Since the signing of peace agreements between the government and the FARC in late 2016, it is estimated that more than 500 lidereresas and social leaders have been killed. The last one we know of was called Carlota Isabel Salinas, who fought for women rights in the armed conflict and she distribuiting food and assistance to people in an abandoned area during the quarantine. She was killed in her house on the 26th of March 2020.

The hashtag used by the 8M coordination was #somosunrostrocolectivo (we are a collective face): a powerful message carried forward by the self-organised feminist movement in Bogota and it is hoped that it will extend throughout Colombia. A united work of women and different subjectivities, sharing the common element of the oppression that crosses us in our lives, in our bodies, territories, only for the fact of being or choosing to be women, which makes us go on hand in hand, without need of protagonisms and individualisms, manifesting a common voice against this oppression which, due to the fact of being collective, is powerful and transforming. On that day, los tombos, the police, had been ordered not to intervene and not to respond, wanting to make people believe that the police were taking sides against machismo. The sisters took advantage of this to write the truth on police and army barracks, that the police do not protect us, they violate us. "Los tombos son violadores, los tombos no me cuidan, a mi me cuidan mi amigas" (the police men are rapists, they do not protect me, my sisters protect me). This violent hypocrisy of the police forces revealed a few days later, when the quarantine began... a policeman, in the town of Bosa, near Bogotá, raped another woman. In the speeches from the stage, the initiative of the morning in front of the women's prison in solidarity with them was mentioned, it was said that trans people and sex workers are part of the movement and that the only possible feminism is transfeminism; and autonomy from all forms of political parties has also been remembered.

At the same time, in Cartagena de Indias thousands of women marched and protested, as in other cities of the country, in Medellin, Cali, Barranquilla, Manizales and Bucaramanga strikes and marches were called on that day.

Meanwhile, in Bogotá, other initiatives and activities have taken place organized by the new mayor, a woman, Claudia Lopez, lesbian, from which many social developments are expected to protect, give visibility and enhancement to the lgtbquia+ community, but which in reality there is no evidence of it.

The faces and the power of their voices, their anger, the "digna rabia", the force with which they shouted assassins, the breasts discovered, free and courageous, the sisterhood that emerged from every gesture, the attention and mutual care, the determination to succeed in eradicating machoist and patriarchal violence, the assault to churches, to the police, the demand for common struggles and rights, the resistance against a state that kills, abducts and massacres, that crushes, that abandons and the awareness that "patriarchy will fall".


I think being there meant a lot to me and to all of us, being together with the colombian and latin american sisters made us feel part of something that knows absolutely no frontiers, a power that, in a transnational perspective that we are carrying on, it will not stop in front of this continuous crisis and global violence and that the only thing that matters is to take care of each other united by the struggle and by what we believe in, breaking down patriarchy, gender related violence as a ferocious component rooted in the political, social, economic and health system of all countries, violent nationalism, the church abuse and the neoliberal capitalist system.

"Yes no vuelvo, quémalo todo" (If I don't come back, burn everything)


56 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Comments


bottom of page